Italia bella mostrati gentile di Andrea Passerelli

18 Marzo 2025 Centro Studi Grandi Migrazioni Comments Off

Nel 1965 l’etnomusicologa e cantante Caterina Bueno recupera nella sua regione e mette in repertorio (e nel 33 giri del 1973 Eran tre falciatori) un canto toscano ben riconoscibile nella sua provenienza sia per l’aspetto linguistico sia per l’andamento della melodia: si tratta di uno stornello dal tono polemico che inizia con i versi Italia bella mostrati gentile.

I due endecasillabi Il secolo presente qui ci lascia / il millenovecento s’avvicina suggeriscono che la collocazione temporale della creazione del brano è da riconnettersi agli ultimissimi anni dell’Ottocento, quindi al periodo della Grande migrazione italiana, collocata tra il 1861 e la Prima guerra mondiale.

Attestazioni del canto le ritroviamo anche in altre regioni, per esempio in Lombardia1.

Come nell’altro diffuso canto centro-italiano Un bel giorno andando in Francia il tono del testo è, si diceva, polemico e rivendicativo, ma in più anche ironico e con punte di anti-clericalismo. Questi non sono, comunque, gli unici casi di testi fra i cui versi si insinuano elementi di critica politica e sociale. A Mantova si cantava: Prendi quel sasso / butta quel pan / paga la macina / porco villan. / Su bravi o signorini / buttate gli ombrellini / gettate i vostri guanti / lavoratevi i campi / noi andiamo in America!; in Veneto: Andaremo in Merica / in tel bel Brasil / e qua i nostri siori / lavorarà la tera col badil; in Trentino: Quando saremo in Merica / la tera ritrovata / noi ghe darem la zapa ai siori del Tirol / Noi ghe darem la zapa / la zapa e anca el badil / poi andarem en Brasil / a bever el vin bon.

 

LA PARTENZA

 

La tela del pittore toscano Angelo Tommasi (Livorno, 1858/Torre del Lago, 1923; vedi immagine di apertura), ci introduce al tema del momento che precede la partenza, nel caso del dipinto ambientata nel porto di Livorno.

La musica poteva avere un ruolo in questo contesto? Il momento del distacco dal sito d’origine poteva iscriversi all’interno di una cornice rituale corredata dalla celebrazione di una messa e un raduno con accompagnamento bandistico: “Domani le ventisei famiglie che stanno per partire si recheranno alla chiesa facendo celebrare una messa. Martedì poi verso le 4 del mattino si riuniranno tutti in un dato punto del paese e preceduti da un piccolo concerto di musica percorreranno l’interno tutto del paese e procederanno così in massa per Mantova…”2. Sono le parole del sindaco di Castelbelforte (MN) rivolte alle autorità di Pubblica Sicurezza nell’agosto del 1876. Anche a S. Donà di Piave nel 1887 la colonna di partenti verso l’imbarco di Genova è accompagnata da un “gruppo di suonatori”3.

Se manca la banda, si può ovviare all’accompagnamento musicale con canti che possono sottolineare l’aspetto festoso o, come rilevato più sopra, quello di rivendicazione sociale o presa di coscienza politica, specie contro i possidenti terrieri delle zone interessate dagli spostamenti di popolazione.

 

 

Link:

 

Collegamento al video con la canzone interpretata dalla stessa Caterina Bueno: https://www.youtube.com/watch?v=3GWt698m4SI

 

 

Immagine in apertura:

 

Angelo Tommasi, Gli emigranti,1886-1896, Roma, Palazzo delle Belle Arti (fonte immagine: www.centroastalli.it)

 

 

1 In Comitato nazionale Italia nel mondo, Storia dell’emigrazione italiana- partenze, Donzelli Editore, 2001, p. 558

2 M. Gandini, Questione sociale ed emigrazione nel mantovano, 1873-1896, Mantova cit. in Comitato nazionale Italia nel mondo, Storia dell’emigrazione italiana- partenze, Donzelli Editore, 2001,

3 ibidem