Dicono che Melbourne sia la città “più europea” d’Australia, la promessa di un’atmosfera familiare a chi arriva da lontano, un angolo di mondo dove l’eleganza e il rigore del Vecchio Continente si fondono con la modernità e la rilassatezza della cultura australiana.
Fondata dagli europei sbarcati in questa baia nella prima metà dell’Ottocento, la città è cresciuta mantenendo uno stampo europeo e conserva ancora oggi echi di un passato soprattutto anglosassone; un richiamo irresistibile per chi, come noi italiani, è cresciuto immerso in una cultura millenaria.
Oggi Melbourne è una città in continua trasformazione. I grattacieli svettano sempre più numerosi, mentre gli edifici classici, testimoni di quell’epoca ormai passata, lottano per non soccombere. Passeggiando per le strade del centro, si respira un’aria cosmopolita, tra mercati, gallerie d’arte e ristoranti, che profumano tanto di cucina italiana e francese quanto cinese e vietnamita. Un mix di passato e futuro che crea un’atmosfera unica, ma in cui quel ricordo europeo pian piano scompare, soffocato dalla velocità e dalla modernità di una metropoli multiculturale e inarrestabile.
Ma dietro la facciata luccicante, Melbourne nasconde le sue ombre. L’integrazione, per chi arriva da oltreoceano, può rivelarsi più difficile del previsto. L’accoglienza, a volte, lascia l’amaro in bocca, e la distanza culturale a volte si rivela un ostacolo difficile da superare. Gli australiani, molto spesso legati a stereotipi e abitudini consolidate, sembrano vivere in un mondo isolato, convinti che tutto ciò che si trova al di fuori dei loro confini sia un po’ diverso, un po’ lontano, un po’ strano.
La miriade di culture che convivono in città, seppur sfiorandosi, raramente si mescolano davvero. Come l’olio e l’acqua, condividono lo stesso spazio, ma non si uniscono mai del tutto. Per quanto si provi a fondere questi elementi, l’olio rimane sempre in superficie, visibile; e così, anche le relazioni con le persone del posto restano troppo spesso superficiali, effimere, distanti, incapaci di superare quella barriera che impedisce un vero contatto umano.
Il risultato è che, nonostante le tante facce di Melbourne, ci si sente troppo spesso come ospiti in un luogo che non riesce a diventare mai completamente casa. Una sensazione agrodolce, un mix di fascino e amarezza. La nostalgia per l’Europa, quella che ci ha cresciuto, si fa sentire sempre più man mano che il tempo passa, un desiderio di radici che questa città, per quanto bella, non riesce a colmare mai del tutto.
Forse, dunque, oggi Melbourne non è più la città (più) europea d’Australia, come si è sempre pensato, ma è evoluta rimanendo un luogo affascinante, un crocevia di culture e di storie, dove la speranza di trovare un equilibrio tra passato e futuro è un viaggio che vale la pena intraprendere. Un sogno a metà, forse, ma pur sempre un sogno.
Melbourne: un’identità in bilico tra passato e futuro di Nadia Boscato
Dicono che Melbourne sia la città “più europea” d’Australia, la promessa di un’atmosfera familiare a chi arriva da lontano, un angolo di mondo dove l’eleganza e il rigore del Vecchio Continente si fondono con la modernità e la rilassatezza della cultura australiana.
Fondata dagli europei sbarcati in questa baia nella prima metà dell’Ottocento, la città è cresciuta mantenendo uno stampo europeo e conserva ancora oggi echi di un passato soprattutto anglosassone; un richiamo irresistibile per chi, come noi italiani, è cresciuto immerso in una cultura millenaria.
Oggi Melbourne è una città in continua trasformazione. I grattacieli svettano sempre più numerosi, mentre gli edifici classici, testimoni di quell’epoca ormai passata, lottano per non soccombere. Passeggiando per le strade del centro, si respira un’aria cosmopolita, tra mercati, gallerie d’arte e ristoranti, che profumano tanto di cucina italiana e francese quanto cinese e vietnamita. Un mix di passato e futuro che crea un’atmosfera unica, ma in cui quel ricordo europeo pian piano scompare, soffocato dalla velocità e dalla modernità di una metropoli multiculturale e inarrestabile.
Ma dietro la facciata luccicante, Melbourne nasconde le sue ombre. L’integrazione, per chi arriva da oltreoceano, può rivelarsi più difficile del previsto. L’accoglienza, a volte, lascia l’amaro in bocca, e la distanza culturale a volte si rivela un ostacolo difficile da superare. Gli australiani, molto spesso legati a stereotipi e abitudini consolidate, sembrano vivere in un mondo isolato, convinti che tutto ciò che si trova al di fuori dei loro confini sia un po’ diverso, un po’ lontano, un po’ strano.
La miriade di culture che convivono in città, seppur sfiorandosi, raramente si mescolano davvero. Come l’olio e l’acqua, condividono lo stesso spazio, ma non si uniscono mai del tutto. Per quanto si provi a fondere questi elementi, l’olio rimane sempre in superficie, visibile; e così, anche le relazioni con le persone del posto restano troppo spesso superficiali, effimere, distanti, incapaci di superare quella barriera che impedisce un vero contatto umano.
Il risultato è che, nonostante le tante facce di Melbourne, ci si sente troppo spesso come ospiti in un luogo che non riesce a diventare mai completamente casa. Una sensazione agrodolce, un mix di fascino e amarezza. La nostalgia per l’Europa, quella che ci ha cresciuto, si fa sentire sempre più man mano che il tempo passa, un desiderio di radici che questa città, per quanto bella, non riesce a colmare mai del tutto.
Forse, dunque, oggi Melbourne non è più la città (più) europea d’Australia, come si è sempre pensato, ma è evoluta rimanendo un luogo affascinante, un crocevia di culture e di storie, dove la speranza di trovare un equilibrio tra passato e futuro è un viaggio che vale la pena intraprendere. Un sogno a metà, forse, ma pur sempre un sogno.
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